Zone di rilevanza turistica

Terme Vigliatore

Luoghi d’interesseZone di rilevanza turistica a Terme Vigliatore - Le Ancore

  • Villa delle Termae – villa romana situata nella frazione di San Biagio risalente al I secolo d.C.
  • Chiesa Della Madonna delle Grazie – Eretta sui ruderi di un monastero dei Benedettini
  • Forca di Maceo – antica struttura eretta per le esecuzioni dei condannati a morte.
  • Il gazebo – Sul lungomare di marchesana è presente “il gazebo”: si tratta di una grande volta a crociera costruita in gran parte in legno.

Riserva naturale orientata Laghetti di Marinello

Laghi di acqua salmastra ai piedi del santuario di Tindari, a Oliveri, sono bacini temporanei originati da una serie di interventi umani nei settori idrogeografici riposti a valle nel torrente Timeto. Il numero dei laghetti varia a seconda della stagione e delle maree.Zone di rilevanza turistica a Terme Vigliatore - Le Ancore

Un paesaggio orizzontale bianco, verde e blu: i laghetti più interni diventano di acqua dolce.

Flora: macchia mediterranea composta da euforbia, canne, mirto, capperi e fichi d’India.

Fauna: molluschi e neonata, vongole in acqua, uccelli migratori attorno.

Sul colle dirimpetto, un sentiero conduce alla grotta della Maga, caverna le cui pareti sono costellate da residui calcarei di molluschi.

La storia di questi laghetti appare sempre legata all’influenza del santuario: nel 1982 le maree tracciarono un lago dal profilo sembiante ad una donna con bimbo in grembo, che la fede popolare attribuì alla madonna nera di Tindari.

La riserva è nata nel 1998. Ente gestore è la Provincia regionale di Messina.


Montalbano Elicona 

Tra le zone di rilevanza turistica, il paese di Montalbano Elicona, insieme a Novara di Sicilia, è sicuramente una meta caratteristica. Montalbano si trova in provincia di Messina nell’entroterra del Golfo di Patti. A questo borgo è stato assegnato il titolo di Borgo dei borghi: è il borgo più bello d’Italia 2015. Il riconoscimento è stato attribuito nel corso della trasmissione di Rai Tre Alle falde del Kilimangiaro.

Il borgo è suggestivo, le sue case sono costruite sulle pendici di questa altura, in un percorso in salita che giunge al maniero posto a 907 metri sul livello del mare.

E’ un dedalo di viottoli dove il tempo sembra essersi fermato in un’epoca passata. Il castello è di proprietà comunale, oggi è in ottime condizioni, dopo aver subito lunghi lavori di restauro che lo rendono fruibile in tutti gli ambienti. Di recente istituzione il Museo delle armi e il centro per lo sviluppo del borgo medievale.


Tindari

La città venne fondata da Dionisio di Siracusa nel 396 a.C. come colonia di mercenari siracusani che avevano partecipato alla guerra contro Cartagine, nel territorio della città sicula di Abacaenum (Tripi), e prese il nome di Tyndaris, in onore di Tindaro, re di Sparta e sposo di Leda, padre putativo di Elena e dei Dioscuri, Castore e Polluce.

Durante la prima guerra punica, sotto il controllo di Gerone II di Siracusa, fu base navale cartaginese, e nelle sue acque si combatté nel 257 a.C. la battaglia di Tindari, nella quale la flotta romana, guidata dal console Aulo Atilio Calatino, mise in fuga quella cartaginese.

Con Siracusa passò in seguito nell’orbita romana e fu base navale di Sesto Pompeo. Presa da Augusto nel 36 a.C., che vi dedusse la colonia romana di Colonia Augusta Tyndaritanorum, una delle cinque della Sicilia, Cicerone la citò come nobilissima civitas.

Nel I secolo d.C. subì le conseguenze di una grande frana, mentre nel IV secolo fu soggetta a due distruttivi terremoti

Sede vescovile, venne conquistata dai Bizantini nel 535 e cadde nell’836, nelle mani degli Arabi dai quali venne distrutta.

Resti archeologici

I resti della città antica si trovano nella zona archeologica, in discreto stato di conservazione, per lo scarso interesse di un reimpiego dei blocchi di pietra arenaria di cui erano costituiti.

I primi scavi si datano al 1838-1839 e furono ripresi tra il 1960 e il 1964 dalla Soprintendenza archeologica di Siracusa e ancora nel 1993, 1996 e 1998 dalla Soprintendenza di Messina, sezione dei beni archeologici. Sono stati rinvenuti mosaici, sculture e ceramiche, conservati in parte presso il museo locale e in parte presso il Museo archeologico regionale di Palermo.

L’impianto urbanistico, risalente probabilmente all’epoca della fondazione della città, presentava un tracciato regolare a scacchiera. Si articolava su tre decumani, strade principali (larghezza di 8 m), correvano in direzione sud-est – nord-ovest, ciascuno ad una quota diversa, e si incrociavano ad angolo retto e a distanze regolari con i cardini, strade secondarie e in pendenza (larghezza 3 m). Sotto i cardini correva il sistema fognario della città, a cui si raccordavano le canalizzazioni provenienti dalle singole abitazioni. Gli isolati delimitati dalle vie avevano un’ampiezza di circa 30 m e una lunghezza di 77 o 78 m.

Uno dei decumani rinvenuti nello scavo, quello superiore doveva essere la strada principale della città: costeggia ad una estremità il teatro, situato più a monte e scavato nelle pendici dell’altura, e all’altra estremità sfocia nell’agorà, oltre la quale, nella zona più elevata, occupata oggi dal Santuario della Madonna Nera, doveva trovarsi l’acropoli.

Le mura di cinta

Le mura cittadine, i cui resti attualmente visibili sono dovuti ad una ricostruzione del III secolo a.C. che ripercorre una cinta precedente, probabilmente coeva alla fondazione, venne completata sul lato verso il mare e rimaneggiata in epoca tardo imperiale e bizantina.

La cinta si sviluppava per una lunghezza di circa 3 km ed era della tipologia “a doppia cortina, con due muri paralleli (circa 0,70 m di spessore) in opera quadrata di arenaria con disposizione isodoma, separati da uno spazio, in origine riempito con terra o sassi (2,10 m di spessore), raggiungendo un’altezza di 6,85 m. A distante diseguali si innalzavano torri quadrate: una di queste (spazio interno di 6,5 x 5,15 m e con muri larghi 0,43 m e lunghi 0,87 m) conserva un tratto della scala che portava alla sommità delle mura.

La porta principale, sul lato sud-occidentale, era fiancheggiata da due torri e protetta da un’antiporta a tenaglia di forma semicircolare, con l’area interna lastricata con ciottoli. Altri piccoli passaggi si aprivano a fianco delle torri della porta maggiore e venivano utilizzate per le sortite dei difensori.


Per altre informazioni su come muoversi sul territorio e quali attività poter svolgere durante le vacanze, collegati alla pagina  su consigli ed informazioni utili.